Ti ho osservato a lungo, credo tu non appartenga a questo mondo.
Ti sei girata verso di me guardandomi negli occhi. Mi sono inginocchiato impugnando la macchina fotografica, le mie dita aggrappate alla ghiera di messa a fuoco dell’obiettivo. Stavi sorridendo. Ti sei morsa il labbro inferiore, hai aperto ancora di più quei tuoi occhi grandi, color nocciola, due rughe verticali si sono formate all’attacco delle sopracciglia. Guardavi i miei occhi nascosti dietro la mia Leica M9P, un brivido mi ha attraversato prima di premere il pulsante di scatto. Il diaframma aperto a 4, 8 millisecondi di esposizione, ti sorprenderebbe quanto possano durare 8 millisecondi quando ci sei tu dall’altra parte. Sono passati dieci anni eppure ero sicuro che fossi tu ancora prima che ti girassi. L’ultima volta in cui sono stato in questo parco lo attraversammo sotto la neve. Camminavi tenendomi per mano con il viso sollevato verso il cielo per guardare i fiocchi di neve cadere. Alcuni ti restavano impigliati tra le ciglia allora ridevi, poi ti mettevi di fronte a me guardandomi con un’espressione seria, ti sollevavi sulle punte, con le braccia cingevi il mio collo e alzavi i piedi da terra. Allora io ruotavo su me stesso per farti cadere ma tu restavi aggrappata.
Pensavo che nulla ti avrebbe potuto staccare da me.
Una strada ci separa, cammini nel prato. Indossi una gonna corta sopra a delle calze pesanti e gli scarponcini tenuti per i lacci ti penzolano dalle mani. Una sciarpa morbida che ti avvolge il collo e un cappello grigio che ti fa assomigliare ad un’elfa.
Sei da un’ora su quel prato, tra le mani un taccuino e una penna, cammini anche se più che camminare è come se volteggiassi, una foglia si stacca da un ramo e si posa su di te. La prendi tra le mani, le tue dita scorrono sulle sue venature, appoggi il taccuino a terra, ti accucci e inizi a scrivere. Il maglione nero si solleva alla base della tua schiena scoprendo un lembo di pelle bianca, mi accarezzo le dita ma è te che vorrei accarezzare.
Hai cercato di resistere all’inevitabile separazione ma l’ultimo alito della tua stessa vita ti ha strappato dalla tua unica fonte di nutrimento. Ora giaci a terra aspettando la morte.
Infili la foglia tra le pagine del tuo taccuino, forse speri che l’inchiostro penetrando nel suo scheletro possa ridarle vita.
Un bimbo ti si avvicina, indossa un buffo cappello rosso calcato fino agli occhi, cammina incerto ondeggiando fino a fermarsi contro le tue gambe. Gli stai parlando, sono sicuro che sorridi, gli tendi la mano e lui te la afferra, lo riporti verso il luogo da cui è venuto.
E alla fine di tutto il nostro andare ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta.
Ho aspettato che tornassi.
Ogni giorno.
Salgo le scale facendo due gradini alla volta, Matilde, la vecchia che vive al primo piano mi sorride. Entro in casa, le tapparelle serrate custodiscono il buio. Quello stesso buio che ci proteggeva ma che un giorno è diventato così denso da impedirci di sentire i nostri respiri. Le pupille si dilatano come una goccia di pittura che si spande sulla tela. Appoggio la mano sulla maniglia della stanza che ho costruito per te. La tua camera oscura. L’odore degli acidi trafigge le mie narici.
Ci sono cose a cui non ci si abitua mai.
Riavvolgo il rullino e lo estraggo. Eseguo con precisione chirurgica ogni singolo passaggio. Taglio la coda del film, lo inserisco nel binario della spirale, lo avvolgo e inserisco la spirale nella tank. Guardo le mie mani bagnate dalla luce rossa mentre preparo il negativo. Se le mie dita si posassero sul tuo fotogramma lo graffierebbero. Se le mia dita si posassero sul tuo cuore lo.
Inserisco il negativo nell’ingranditore. Ho scelto una carta lucida di colore bianco puro, voglio che tu sia nitida e definita.
Immergo la carta nella bacinella del rivelatore, i reagenti alchemici svelano la tua immagine. Ti prendo tra le mani, fatta di luce. Voglio baciare i tuoi occhi
Lo sai perché i tuoi occhi sono asimmetrici? Perché con uno mi guardi e con l’altro guardi la mia anima.
La tua foto appesa che gocciola. Non sono lacrime.
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